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Principe Lupo e Principessa Agnello

fiore.jpgC’era una volta, nel regno di Sempre, un principe coraggioso come un lupo e una principessa dolce con un agnello che si amavano teneramente. Tutti nel reame li adoravano all’infuori di una vecchia strega allergica alle smancerie. Il loro amore la infastidiva al punto che la strega era tutta un prurito.

Il giorno che nacque loro una bambina la strega si ricoprì di pustole e decise di porre fine alla gioia della reale famigliola lanciando sui tre un terribile incantesimo: il principe venne trasformato in lupo, la principessa in agnello e da quel giorno Principe Lupo e Principessa Agnello furono costretti dalla loro natura animale a stare lontani.

L’incantesimo sarebbe finito solo il giorno in cui il lupo, l’agnello e la bimba fossero riusciti a stare liberamente nello stesso luogo senza che gli istinti avessero il sopravvento sull’amore che li univa. E, per assicurarsi che questo non potesse mai accadere, la strega rapì la bimba appena nata per tenerla con sé lontana dal mondo.

Il Re di Sempre fu così addolorato dalla scomparsa dei principi che cambiò il nome al regno e, da quel giorno, la Terra di Sempre si chiamò Regno di Mai. Il Re convocò, inoltre, le fate del reame e chiese loro di cercare in ogni dove Principe Lupo, Principessa Agnello e la bimba rapita. Tutte le streghe del regno furono, infine, messe al bando.

Passarono gli anni. Principe Lupo e Principessa Agnello, che avevano conservato ricordi e dono della parola, vagavano inconsolabili per le lande del regno. Principe Lupo non riusciva a separarsi dalla sua amata ma la seguiva a distanza nel timore che il suo istinto di lupo lo spingesse a divorarla. Principessa Agnello desiderava riabbracciare il suo sposo ma viveva nel terrore di essere assalita dal lupo ben sapendo che non era mai troppo lontano. Entrambi si amavano l’un l’altro pur non potendo stare assieme ed entrambi si struggevano per la figlia a cui non avevano nemmeno potuto dare un nome.

Al contrario, la bambina, che la strega aveva chiamato Tecla, era cresciuta senza sospettare nulla, apprendendo le arti magiche dalla crudele strega che le faceva da madre.

La stregoneria più potente che Tecla aveva imparato era il potere di trasformarsi in insetto. E così, quando aveva voglia di divertirsi un po’ si trasformava in coccinella, farfallina o ape e svolazzava libera per l’antro tenebroso. Aveva anche imparato a trasformarsi in un ragno velenoso ma attendeva il momento in cui questa prodigiosa capacità le sarebbe tornata utile.

Un giorno, davanti alla caverna in cui vivevano nascoste Tecla e la strega, si accampò un bel giovane. Tecla non aveva mai incontrato anima viva al di fuori della strega e ne rimase molto colpita.

Era Ari, principe delle fate del Regno di Mai che da anni viaggiava in incognito per conto del Re alla ricerca di Principe Lupo, Principessa Agnello e della bimba rapita. Le sue ricerche lo avevano portato fino a lì ma non sapeva ancora bene cosa cercare. Quando la strega, dopo aver ordinato a Tecla di trasformarsi in insetto per non farsi vedere, gli si presentò davanti  minacciosa chiedendogli chi fosse, Ari capì che forse aveva trovato ciò che cercava.

“Sono un mercante in cerca di asilo per la notte” – spiegò il giovane e la megera, sperando di farlo a pezzetti per una delle sue pozioni, lo invitò ad entrare nella sua dimora. Preparò, quindi, un lauto banchetto innaffiato da del buon vino speziato. Ma Ari non si lasciò ammaliare e non toccò né cibo né vino. La strega, invece, bevve e mangiò così tanto che si addormentò lei stessa senza riuscire a mettere in atto i suoi propositi.

Ari così poté frugare indisturbato nella caverna alla ricerca delle tracce dei principi e della bimba ma, con sua somma sorpresa, non trovò nulla e alla fine, stanco di cercare, si addormentò.

Tecla, sotto le spoglie di ragno, si arrampicò allora su un orecchio del principe e, mentre il giovane dormiva profondamente, gli sussurrò la sua triste storia: “Da quando sono nata -disse la ragazza- vivo nella caverna con la strega mia matrigna e non ho mai visto il mondo.  Vi prego, aiutatemi!”. In sogno il principe accettò di aiutarla e le chiese di aspettarne fiduciosa il risveglio.

L’indomani la strega era di umore pessimo poiché non era riuscita a rimanere sveglia per far polpette del suo giovane ospite e proprio quando aveva deciso di trasformarlo in un mucchietto di polvere, il finto mercante le fece una proposta che la indusse a desistere.

“Mia signora – disse Ari – posso suggerirvi un modo molto redditizio di impiegare le vostre arti magiche? Se farete come vi dico diventerete la maga più ricca  del mondo!”. A quelle parole la strega -che, come tutte le fattucchiere, era molto avida-  aprì le orecchie e stette ad ascoltare.

“Sono un mercante di animali. Il mio signore- continuò Ari- il potente imperatore di Mardorla, noto in ogni dove per la sua immensa collezione di fiere fatate è una mia conoscenza: avete mai sentito parlare della coppia di pipistrelli piumati, della mucca che dà olio e dell’incredibile gallina che fa le uova di cioccolata? Sono io che glieli ho procurati!”. La strega, che era molto ignorante, finse di aver sentito parlare di quelle strane creature e lo invitò a continuare.

“Ebbene, -riprese Ari-  l’imperatore di Mandorla ricopre d’oro chiunque gli porti animali straordinari, meglio ancora se magici. Procuratemi, ad esempio, -azzardò- un leone amico di una gazzella oppure un falco e un topo o anche solo un cane e un gatto  che siano, poniamo, inseparabili e vi darò tanto oro quanto pesate”.

“Ho di meglio, ho di meglio!!” pensò esultante la strega. “Sotto il mio incanto ci sono un lupo e un agnello che si amano in maniera rivoltante” gracchiò.

Nell’udire queste parole il cuore di Tecla fece una capriola nel suo petto di ragno ma la ragazza non seppe spiegarsi il perché. Il principe Ari, al contrario, capì con sicurezza di aver trovato colei che aveva stregato i principi.

In men che non si dica, la strega fece comparire Principe Lupo e Principessa Agnello, separati da due robuste gabbie, al cospetto del finto mercante.

“Controllate voi stesso la merce!” esclamò gongolando.

La scena  che si presentò davanti agli occhi di Ari e Tecla fu terrificante e triste al tempo stesso: non appena Principe Lupo senti l’odore di Principessa Agnello cominciò a sbavare, a ringhiare e a dimenarsi lanciandosi contro le sbarre della gabbia incurante delle dolci parole d’amore che lei, tremante, gli belava. Se fosse stato libero l’avrebbe certamente divorata! Lo strazio dei due animali era così penoso che Tecla decise in cuor suo di aiutare i due sfortunati amanti.

Il principe Ari si mostrò soddisfatto e disse che sarebbero potuti partire tutti l’indomani alla volta del Regno di Mandorla per andare a vendere all’imperatore le due bestie. Invitò poi la strega a brindare all’accordo raggiunto e dopo pochi calici l’arpia sprofondò nel mondo dei sogni.

Appena la strega s’addormentò, Tecla che ancora aveva le sembianze di un ragno si palesò e chiese ad Ari di aiutarla a liberare i due animali.

Per evitare che Principe Lupo divorasse tutti Tecla gli inoculò una goccia del suo potente veleno in modo che perdesse ogni ferocia. Quindi, riprese le sembianze umane, liberò Principessa Agnello.

Quale fu la sorpresa di Ari nel vedere la fanciulla: era di rara bellezza e se ne innamorò immediatamente.

Assieme, Tecla e Principessa Agnello entrarono nella gabbia di Principe Lupo ormai ammansito. Appena lo accarezzò Tecla seppe chi era e scoppiò in lacrime di gioia. Le parole “Padre, madre, vi amo” le affiorarono alle labbra e l’incantesimo fu spezzato.

Ari, a quel punto, ebbe la certezza di aver trovato anche la principessina e capì di aver portato a termine la sua missione per conto del Re di Mai.

Quando venne il momento di decidere cosa fare della strega addormentata Tecla non ebbe cuore di farle del male: con le arti magiche che aveva appreso, fece comparire un lupo e un agnello veri, quindi, scrisse alla strega una lettera in cui spiegava di essere fuggita col mercante e la invitava a portare lei stessa a Mandorla le due bestie per riscuotere il suo peso in oro direttamente dall’imperatore di quel regno.

Quindi, Principe Lupo, Principessa Agnello, Tecla e Ari tornarono a casa.

Il giorno seguente, la strega si svegliò con un gran mal di testa e, trovata la lettera, dopo un primo momento di rabbia, decise di mettersi in viaggio con il lupo e l’agnello al seguito.

Quando arrivò alla corte dell’imperatore di Mandorla con due animali senza alcun potere, il sovrano, che voleva far dono delle bizzarre fiere alla sua sposa, rimase molto contrariato. Diede allora ordine ai suoi maghi di corte di trasformare la megera in un lupo essa stessa e di rispedirla da dove era venuta..

Nel Regno di Mai, che dopo il ritorno dei principi riprese il nome di Regno di Sempre, tornò la felicità. Il Re lasciò il regno a Principessa Agnello e a suo marito che vennero proclamati Regina  Agnello e Re Lupo. La principessa Tecla sposò Ari, il principe delle fate che il destino aveva mandato a liberarla e, assieme ai suoi genitori, visse per sempre felice e contenta.

Ma la storia non finisce qui.

In un bel giorno di Sereno Regina  Agnello e Re Lupo decisero di abdicare per andare a vivere sul cucuzzolo della più alta montagna di Sempre  e fu così che Tecla e Ari ascesero al trono.

Regina Tecla e Re Ari ebbero tre figli. La prima ricevette i poteri delle fate dal padre e le arti magiche dalla madre. Da grande ereditò il regno di Ari e venne incoronata Regina delle Fate. Il suo nome era Erin. Dalle ali di fata Erin nacquero i suoi fratelli gemelli Fata Kaka e Fata Petrino.