Il piccione e la bambina

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erin-giardinoUn giorno fata Erin stava conversando amabilmente con gli uccelli del giardino dei Sorrisi.
Quando giunse il momento di rientrare al palazzo reale volle accomiatarsi da loro con un racconto:
“C’era una volta nella terra degli umani – cominciò fata Erin- un piccione che voleva migrare verso sud e si era messo d’accordo con uno stormo di rondinelle per affrontare il viaggio. Quando arrivò il primo freddo il piccione fece la valigia, salutò gli amici e si preparò alla grande partenza.
Purtroppo, il giorno prima di partire si ruppe un’ala e pensò di dover rinunciare per sempre al suo viaggio, perciò,  avvilito se ne andò a dormire.
La mattina dopo, senza sapere come ci fosse arrivato, si svegliò davanti alla porta del veterinario della città con l’ala dolorante, tanto freddo e una gran confusione nella sua piccola testa di piccione. Per sua fortuna, la figlia del veterinario lo trovò poco dopo mentre usciva di casa per andare a scuola e, grazie alle amorevoli cure di quella bambina e del suo papà, il piccione guarì perfettamente.
Circa un anno dopo se ne volò via e la bimba ebbe la netta impressione di vederlo volar verso sud con uno stormo di rondinelle ma non ci fece troppo caso.
Impossibile, direte voi! Lo sanno tutti che i piccioni non vanno verso sud. Eppure, miei cari, questa è la storia del piccione diventato leggenda che tutti gli anni sverna nei paesi caldi e al suo ritorno racconta ai suoi amici di città magnifiche avventure tropicali.
Allora, vi è piaciuta la storia?” concluse fata Erin guardando le espressioni perplesse degli uccellini che avevano ascoltato il suo racconto.
“Sì, ma ci devi dire come era arrivato davanti alla porta del veterinario!” risposero in coro i piccioni del giardino.
“Ma come non avete capito? -spiegò fata Erin- ce lo avevano portato le fate, chi altri sennò?

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