Erin la fata

magiche avventure nella terra di Sempre

   mag 16

Il piccione e la bambina

erin-giardinoUn giorno fata Erin stava conversando amabilmente con gli uccelli del giardino dei Sorrisi.
Quando giunse il momento di rientrare al palazzo reale volle accomiatarsi da loro con un racconto:
“C’era una volta nella terra degli umani – cominciò fata Erin- un piccione che voleva migrare verso sud e si era messo d’accordo con uno stormo di rondinelle per affrontare il viaggio. Quando arrivò il primo freddo il piccione fece la valigia, salutò gli amici e si preparò alla grande partenza.
Purtroppo, il giorno prima di partire si ruppe un’ala e pensò di dover rinunciare per sempre al suo viaggio, perciò,  avvilito se ne andò a dormire.
La mattina dopo, senza sapere come ci fosse arrivato, si svegliò davanti alla porta del veterinario della città con l’ala dolorante, tanto freddo e una gran confusione nella sua piccola testa di piccione. Per sua fortuna, la figlia del veterinario lo trovò poco dopo mentre usciva di casa per andare a scuola e, grazie alle amorevoli cure di quella bambina e del suo papà, il piccione guarì perfettamente.
Circa un anno dopo se ne volò via e la bimba ebbe la netta impressione di vederlo volar verso sud con uno stormo di rondinelle ma non ci fece troppo caso.
Impossibile, direte voi! Lo sanno tutti che i piccioni non vanno verso sud. Eppure, miei cari, questa è la storia del piccione diventato leggenda che tutti gli anni sverna nei paesi caldi e al suo ritorno racconta ai suoi amici di città magnifiche avventure tropicali.
Allora, vi è piaciuta la storia?” concluse fata Erin guardando le espressioni perplesse degli uccellini che avevano ascoltato il suo racconto.
“Sì, ma ci devi dire come era arrivato davanti alla porta del veterinario!” risposero in coro i piccioni del giardino.
“Ma come non avete capito? -spiegò fata Erin- ce lo avevano portato le fate, chi altri sennò?


   mag 07

La formica regina

Era un bel giorno di Sereno nella terra di Sempre e fata Erin stava giocando nel Giardino dei Sorrisi. Sua madre, la Regina Tecla, che aveva il potere di trasformarsi in insetto, quel giorno era nel giardino proprio sotto le sembianze di formica e tutto il formicaio era in festa.

Ad un tratto, una formichina disse a voce alta:- Fata Erin, ci racconti una storia sulle formiche? Sei così brava a raccontare storie!”.

Allora fata Erin cominciò a raccontare:

“C’era una volta nella terra degli umani, un formicaio dove viveva una formica regina stanca di non vedere mai la luce del sole. Un giorno, a dispetto di tutte le raccomandazioni dei saggi, la regina formica decise di uscire a fare una passeggiata. Aveva fatto pochi passi fuori dal formicaio che un formichiere la mangiò”

“Nooo!” sussurrarono le formichine del giardino, dispiaciute.

“Pensate che la storia finisca qui? Ma la storia non può finire qui, vero? – disse fata Erin alle formichine che la ascoltavano rapite.

“Ebbene,- continuò la fatina- accadde che le guardie della regina uscirono a migliaia dal formicaio con gran sprezzo del pericolo e a dispetto del fatto che fosse proprio l’ora di cena dei formichieri. Una volta fuori dal formicaio, videro il formichiere che dormiva a pancia all’aria. In men che non si dica le coraggiose formiche ricoprirono il corpo del formichiere e indovinate cosa gli fecero? Non ve lo immaginate? Gli fecero il solletico e il formichiere rise nel sonno tanto ma tanto che rimase a bocca aperta il tempo necessario alla regina per uscirsene indisturbata dalla sua bocca a proboscide. Una volta salvata la loro regina, le formiche rientrarono nel formicaio e le fecero una gran festa.

Al suo risveglio,  il formichiere raccontò che aveva avuto una strana esperienza: dopo aver mangiato una formica regina era caduto in un sonno profondo durante il quale aveva sognato di ridere a crepapelle senza sapere il perché.  I suoi amici rimasero molto colpiti dal suo racconto e in breve tempo lo trasformarono in leggenda.

Da quel giorno, tutti i formichieri pensano che le formiche regine siano magiche e tutte le formiche sanno che una risata salva la vita”.


   apr 19

Il sogno di Emilia

il-sogno-di-emiliaC’era una volta nel regno degli umani un cagnolino di nome Papik, il più dolce yorkshire del mondo. La sua padrona, una ballerina sempre in giro per lavoro, lo affidava spesso alla dirimpettaia, una donna stralunata che aveva una bimba di quattro anni di nome Emilia. Quando la madre era più stramba del solito Emilia se ne andava sul pianerottolo di casa e il cagnolino le teneva compagnia. Quando un vicino passava loro davanti Papik faceva finta di correre via e la bambina gli andava dietro come se fosse appena uscita di casa a inseguirlo; quando erano da soli Papik scacciava via la tristezza di Emilia assumendo pose buffe che la facevano tanto ridere e rotolandosi sulla schiena per farsi accarezzare il pancino. La bimba lo accontentava volentieri perché amava davvero quel cagnolino buffo dagli occhi gentili e perché quei momenti sul pianerottolo erano i più felici della sua vita.
Un giorno la ballerina tornò a casa con un annuncio: stava per sposarsi e si sarebbe presto trasferita portando con sé il suo cagnolino.
Emilia accolse la notizia con grande rammarico e la notte prima della partenza di Papik si addormentò tra le lacrime pregando che una magia mutasse i piani della padrona del suo dolce compagno di giochi.
Fu allora che accadde una cosa straordinaria.
Emilia sognò di trovarsi in un luogo dove non era mai stata, una terra dove tutto era scintillante e gli alberi, i prati, i fiori e le montagne avevano colori mai visti. L’erba era verde di un verde così verde da non sembrare neanche verde. Il sole era giallo di un giallo così giallo da non sembrare neanche giallo, il cielo era azzurro di un azzurro così azzurro da non sembrare neanche azzurro.
Ad un tratto, mentre stava osservando rapita quel paesaggio fantastico, Emilia vide una bimba riccioluta che le sorrideva andandole incontro. “Ciao Emilia, io sono fata Erin, benvenuta a Sempre” – la salutò la ricciolina facendo segno di seguirla. Emilia la seguì senza fare domande e venne condotta in una grotta dalle cui pareti di roccia sporgevano pietre scintillanti. Fata Erin ne estrasse una e la mostrò alla bambina: “Questa non è una pietra qualunque – disse accarezzandola- questo è il sempre di Papik e, d’ora in poi,  lo terrò con me – aggiunse la fatina. “E ricorda: ogni volta che entrambi sognerete l’uno dell’altra potrete stare assieme qui nella terra di Sempre” – concluse la bimba fatata dando la pietra ad Emilia.
Non appena la piccola la toccò, la pietra cominciò a prendere vita cambiando forma, consistenza e temperatura e si trasformò in una creaturina in tutto simile a Papik. Emilia strinse forte a sé il cagnolino e quel calore scaldò il suo cuore di bambina, poi lo riconsegnò alla fatina con un sorriso d’intesa.
La mattina dopo Emilia si svegliò felice e, d’istinto, corse sul pianerottolo ancora in pigiama. Suonò il campanello della casa della ballerina ma non ebbe risposta. “Sono appena scesi- la avvisò sua madre dall’uscio-  li vedi dal balcone!”. Emilia, senza esitare, corse a perdifiato giù per le scale e uscì fuori dal palazzo giusto in tempo per vedere la ballerina prendere in braccio Papik e salire su di un taxi. Ancora trafelata, Emilia fece qualche passo dietro alla vettura e poi si parò in mezzo alla via e sorrise: Papik la guardava dal sedile posteriore del taxi bianco che si allontanava. Fu allora che Emilia gli urlò “Sogna, Papik, sogna!”. Poi corse a casa sua e ritornò a dormire.
Dormì tre anni Emilia e quando si svegliò raccontò che aveva fatto un pisolino per salutare ancora una volta il suo Papik.