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La volpe e la luna

La volpe e la Luna

la-volpe-e-la-lunaLa volpe e la luna

Quando nel cielo di Sempre compare il primo spicchio di luna crescente la famiglia Volpe va a trovare fata Erin nel giardino dei Sorrisi per ascoltare una storia molto speciale: la storia di quella volta che la più piccolina di casa Volpe decise di andare sulla luna.

E’ tra le storie preferite dalle creature del Giardino dei Sorrisi e ogni volta che fata Erin la racconta, tutti ascoltano contemplando sognanti la luna.

Erin la fata comincia sempre allo stesso modo:

“Nella terra di Sempre, vive una piccola volpe che ama invitare a casa gli amichetti del bosco per passare delle allegre serate in compagnia.

Durante questi incontri mamma volpe ama intrattenere i cuccioli con bellissime storie mentre papà volpe suona il liuto e i nonni volpe distribuiscono dolcetti a tutti. La famiglia volpe è famosa in tutto il bosco per questi festini e la piccola volpe ne è molto orgogliosa.”

In questo punto del racconto, normalmente mamma Volpe diventa rossa, papà Volte si schermisce e la piccola volpe gonfia il petto orgogliosa tra il brusio compiaciuto dei presenti. Quindi, immancabilmente, il racconto prosegue senza interruzioni:

“Una notte, alla fine di una festa, prima che tutti andassero via, mamma volpe raccontò un’ultima storia: lo strano caso di un essere umano che andò a passeggio sulla luna della Terra!

I cuccioli del bosco rimasero molto impressionati dal racconto e cominciarono a vedere in maniera diversa la Luna di Sempre, una grossa sfera luminosa che illuminava la notte assieme alle stelle. Ma più di tutti il racconto colpì la piccola volpe che, da quella sera, cominciò a pensare sempre più spesso alla luna e a desiderare di andare a vederla da vicino assieme ai suoi genitori: incontrare la luna diventò un pensiero fisso!

Il giorno del suo compleanno la piccola volpe trovò un misterioso pacco davanti all’uscio di casa: “Con mille auguri di buon compleanno. – recitava il biglietto che lo accompagnava- Buon viaggio da Fata Petrino”.”

Questo è il momento in cui, puntualmente, fata Petrino spicca il volo, sfreccia nel blu della notte di Sempre illuminandola con le sue ali scintillanti e conclude con un volo radente sui presenti che esplodono in un concitato applauso.

Quindi, il racconto riprende:

“Nel pacco - riprende fata Erin-  c’era un razzo magico grazie al quale la piccola volpe e i suoi genitori poterono finalmente andare a trovare la luna.

Quando la famiglia Volpe arrivò a destinazione rimase a bocca aperta: la luna era tutta sola e non aveva nessuno con cui fare feste, cantare e ballare.

Una volta a casa la piccola volpe decise di fare qualcosa per rendere felice la luna e  le rimandò il razzo indietro con un biglietto d’invito a ricambiare la visita.

E da allora, ogni mese, la luna di Sempre scompare per qualche giorno dal cielo e se ne va in vacanza, gradita ospite della piccola volpe e della sua allegra famigliola.”

Un coro di “OHH” commenta il finale e il gruppo di amici, prima di sciogliersi, rivolge un ultimo sguardo alla luna.

 

Il piccione e la bambina

fata- erin-giardino

erin-giardinoUn giorno fata Erin stava conversando amabilmente con gli uccelli del giardino dei Sorrisi.
Quando giunse il momento di rientrare al palazzo reale volle accomiatarsi da loro con un racconto:
“C’era una volta nella terra degli umani – cominciò fata Erin- un piccione che voleva migrare verso sud e si era messo d’accordo con uno stormo di rondinelle per affrontare il viaggio. Quando arrivò il primo freddo il piccione fece la valigia, salutò gli amici e si preparò alla grande partenza.
Purtroppo, il giorno prima di partire si ruppe un’ala e pensò di dover rinunciare per sempre al suo viaggio, perciò,  avvilito se ne andò a dormire.
La mattina dopo, senza sapere come ci fosse arrivato, si svegliò davanti alla porta del veterinario della città con l’ala dolorante, tanto freddo e una gran confusione nella sua piccola testa di piccione. Per sua fortuna, la figlia del veterinario lo trovò poco dopo mentre usciva di casa per andare a scuola e, grazie alle amorevoli cure di quella bambina e del suo papà, il piccione guarì perfettamente.
Circa un anno dopo se ne volò via e la bimba ebbe la netta impressione di vederlo volar verso sud con uno stormo di rondinelle ma non ci fece troppo caso.
Impossibile, direte voi! Lo sanno tutti che i piccioni non vanno verso sud. Eppure, miei cari, questa è la storia del piccione diventato leggenda che tutti gli anni sverna nei paesi caldi e al suo ritorno racconta ai suoi amici di città magnifiche avventure tropicali.
Allora, vi è piaciuta la storia?” concluse fata Erin guardando le espressioni perplesse degli uccellini che avevano ascoltato il suo racconto.
“Sì, ma ci devi dire come era arrivato davanti alla porta del veterinario!” risposero in coro i piccioni del giardino.
“Ma come non avete capito? -spiegò fata Erin- ce lo avevano portato le fate, chi altri sennò?

La formica regina

Era un bel giorno di Sereno nella terra di Sempre e fata Erin stava giocando nel Giardino dei Sorrisi. Sua madre, la Regina Tecla, che aveva il potere di trasformarsi in insetto, quel giorno era nel giardino proprio sotto le sembianze di formica e tutto il formicaio era in festa.

Ad un tratto, una formichina disse a voce alta:- Fata Erin, ci racconti una storia sulle formiche? Sei così brava a raccontare storie!”.

Allora fata Erin cominciò a raccontare:

“C’era una volta nella terra degli umani, un formicaio dove viveva una formica regina stanca di non vedere mai la luce del sole. Un giorno, a dispetto di tutte le raccomandazioni dei saggi, la regina formica decise di uscire a fare una passeggiata. Aveva fatto pochi passi fuori dal formicaio che un formichiere la mangiò”

“Nooo!” sussurrarono le formichine del giardino, dispiaciute.

“Pensate che la storia finisca qui? Ma la storia non può finire qui, vero? – disse fata Erin alle formichine che la ascoltavano rapite.

“Ebbene,- continuò la fatina- accadde che le guardie della regina uscirono a migliaia dal formicaio con gran sprezzo del pericolo e a dispetto del fatto che fosse proprio l’ora di cena dei formichieri. Una volta fuori dal formicaio, videro il formichiere che dormiva a pancia all’aria. In men che non si dica le coraggiose formiche ricoprirono il corpo del formichiere e indovinate cosa gli fecero? Non ve lo immaginate? Gli fecero il solletico e il formichiere rise nel sonno tanto ma tanto che rimase a bocca aperta il tempo necessario alla regina per uscirsene indisturbata dalla sua bocca a proboscide. Una volta salvata la loro regina, le formiche rientrarono nel formicaio e le fecero una gran festa.

Al suo risveglio,  il formichiere raccontò che aveva avuto una strana esperienza: dopo aver mangiato una formica regina era caduto in un sonno profondo durante il quale aveva sognato di ridere a crepapelle senza sapere il perché.  I suoi amici rimasero molto colpiti dal suo racconto e in breve tempo lo trasformarono in leggenda.

Da quel giorno, tutti i formichieri pensano che le formiche regine siano magiche e tutte le formiche sanno che una risata salva la vita”.