Post by Category : Erin la Fata – Magiche avventure nella terra di Sempre

La nascita di fata Erin  61

Come fata Erin venne alla luce nel giardino dei Sorrisi del Regno di Sempre.

Fata Erin nacque nel Giardino dei Sorrisi del Regno di Sempre in un felice giorno di Sereno.
Come ogni mattino, la regina Tecla e il re Ari stavano passeggiando nel giardino dei Sorrisi del palazzo reale. La regina Tecla amava, infatti, trasformarsi spesso in insetto e il giardino dei Sorrisi era il suo posto preferito per farlo.
Quel giorno il suo istinto aveva suggerito alla regina di trasformarsi in ragno e sotto quella forma, assieme al suo sposo, aveva perlustrato in lungo e il largo il giardino.
Il re l’aveva fatta arrampicare sulla mano e, insieme, avevano condotto le loro ricerche. Ad un certo punto, però avevano iniziato a discutere animatamente.
La conversazione riguardava un argomento che stava molto a cuore ad entrambi: l’annuncio da parte dell’oracolo di corte dell’arrivo imminente di una bambina, che avrebbe ereditato il trono di Sempre dalla madre e il regno delle fate dal padre.
L’oracolo aveva detto che l’avrebbero trovata in giardino proprio quel giorno ma non aveva spiegato dove.
Perciò re Ari e regina Tecla avevano cercato sotto ogni pianta, dentro ogni corolla, dietro ogni foglia o pietra ma della piccola non c’era traccia e la Regina stava cercando di convincere il Re a interrompere le ricerche per aspettare un segno.
Il Re teneva la regina ragno in mano e gesticolava facendola scivolare da una parte all’altra del palmo, in maniera piuttosto buffa. Fu forse per questo che, improvvisamente, le piante del giardino cominciarono a sorridere.
Per la sorpresa il re strinse il palmo dentro cui teneva la sua sposa ragno che, istintivamente, gli punse la mano inoculandogli il suo potente veleno.
Comprendendo cosa avesse combinato, le regina riprese le sembianze umane e andò in aiuto del suo sposo.
Senza indugi, regina Tecla prese la mano del re e ne spremette via il veleno. Fu allora che una goccia di sangue fatato misto a veleno di ragno stregato sprizzò via vaporizzandosi nell’aria in un turbinio di goccioline di luce che si addensarono attorno ad una figurina splendente.
Con grande stupore, il re e la regina si strinsero l’uno all’altra guardando trepidanti quell’essere luminoso. Le piante del giardino sorrisero  di nuovo salutando la nuova arrivata: “Benvenuta Erin, regina delle fate e del regno di Sempre”.
Fata Erin sollevò la testolina riccioluta, guardò i suoi genitori con occhi verdi come il giardino in cui si trovava e, da quel giorno, i tre furono una cosa sola.

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Fata Kaka e fata Petrino  6

fata kaka

Il giorno in cui videro la luce fata Kaka e fata Petrino nel Giardino dei Sorrisi.

Era una bella giornata di Sereno nella Terra di Sempre quella volta che fata Erin si svegliò con una strana sensazione alle ali. Aveva come un solletichino che la faceva sorridere e saltellare senza tregua e più provava a soffiare, scrollare, accarezzare o grattare le sue alucce e più il solletico aumentava… Cosa mai le stava succedendo?
Fata Erin decise di raccontare quella strana sensazione a Re Ari e alla regina Tecla perció  si diresse decisa al Giardino dei Sorrisi dove i suoi genitori erano soliti passeggiare quando non si dedicavano alle questioni di governo. In quelle occasioni di svago privato la regina, che poteva trasformarsi in qualunque animale, si trasformava in insetto e il re la seguiva prendendola di tanto in tanto in mano per farla riposare.
Ma ciò che fata Erin vide quel mattino, giungendo nel giardino dei Sorrisi, fu una scena davvero preoccupante: la regina, che aveva preso le sembianze di un ragno, stava pungendo ripetutamente re Ari sulla mano! Per nulla disturbati dal suo arrivo i reali sposi la salutarono: “Oh figlia, ben svegliata, ahi,  ti aspettavamo, ahi ahi – disse re Ari – l’oracolo dice che oggi arriveranno i tuoi fratelli”. “Ma, fino ad ora, non si sono fatti vivi -aggiunse sua madre- eppure sto pungendo tuo padre esattamente come accadde quella mattina in cui nascesti tu”.
La nascita di fata Erin era stata, infatti, davvero prodigiosa e re Ari e regina Tecla pensavano che i suoi fratelli sarebbero nati allo stesso modo.
“Capisco, ihihih, ma io, in verità, ihihih, sono venuta a chiedervi un rimedio per il solletico”, rispose ridacchiando fata Erin.
A queste parole, le piante del giardino cominciarono a sorridere e le ali di fata Erin furono scosse da un fremito irrefrenabile, quasi avessero vita propria.
Qualcosa stava per accadere.
La fatina cominciò a ridere e a scuotersi così tanto che dalle sue ali si sprigionò una polvere luminosa che la avvolse in una densa nube dorata. Quando la nuvola si diradò, alle spalle di fata Erin comparvero due esserini luminosi con i suoi stessi occhi verdi e con morbidi riccioli viola.
“Io sono Kaka e lui è Petrino- si presentarono i nuovi arrivati. Il re Ari gonfiò il petto pieno d’orgoglio, Fata Erin battè festosamente le manine al colmo della gioia e la regina riprese le sue sembianze originali per poter abbracciare i suoi figli.
Da quel giorno regina Tecla, re Ari, fata Erin, fata Kaka e fata Petrino furono una cosa sola.

La volpe e la luna

La volpe e la Luna

la-volpe-e-la-lunaLa volpe e la luna

Quando nel cielo di Sempre compare il primo spicchio di luna crescente la famiglia Volpe va a trovare fata Erin nel giardino dei Sorrisi per ascoltare una storia molto speciale: la storia di quella volta che la più piccolina di casa Volpe decise di andare sulla luna.

E’ tra le storie preferite dalle creature del Giardino dei Sorrisi e ogni volta che fata Erin la racconta, tutti ascoltano contemplando sognanti la luna.

Erin la fata comincia sempre allo stesso modo:

“Nella terra di Sempre, vive una piccola volpe che ama invitare a casa gli amichetti del bosco per passare delle allegre serate in compagnia.

Durante questi incontri mamma volpe ama intrattenere i cuccioli con bellissime storie mentre papà volpe suona il liuto e i nonni volpe distribuiscono dolcetti a tutti. La famiglia volpe è famosa in tutto il bosco per questi festini e la piccola volpe ne è molto orgogliosa.”

In questo punto del racconto, normalmente mamma Volpe diventa rossa, papà Volte si schermisce e la piccola volpe gonfia il petto orgogliosa tra il brusio compiaciuto dei presenti. Quindi, immancabilmente, il racconto prosegue senza interruzioni:

“Una notte, alla fine di una festa, prima che tutti andassero via, mamma volpe raccontò un’ultima storia: lo strano caso di un essere umano che andò a passeggio sulla luna della Terra!

I cuccioli del bosco rimasero molto impressionati dal racconto e cominciarono a vedere in maniera diversa la Luna di Sempre, una grossa sfera luminosa che illuminava la notte assieme alle stelle. Ma più di tutti il racconto colpì la piccola volpe che, da quella sera, cominciò a pensare sempre più spesso alla luna e a desiderare di andare a vederla da vicino assieme ai suoi genitori: incontrare la luna diventò un pensiero fisso!

Il giorno del suo compleanno la piccola volpe trovò un misterioso pacco davanti all’uscio di casa: “Con mille auguri di buon compleanno. – recitava il biglietto che lo accompagnava- Buon viaggio da Fata Petrino”.”

Questo è il momento in cui, puntualmente, fata Petrino spicca il volo, sfreccia nel blu della notte di Sempre illuminandola con le sue ali scintillanti e conclude con un volo radente sui presenti che esplodono in un concitato applauso.

Quindi, il racconto riprende:

“Nel pacco - riprende fata Erin-  c’era un razzo magico grazie al quale la piccola volpe e i suoi genitori poterono finalmente andare a trovare la luna.

Quando la famiglia Volpe arrivò a destinazione rimase a bocca aperta: la luna era tutta sola e non aveva nessuno con cui fare feste, cantare e ballare.

Una volta a casa la piccola volpe decise di fare qualcosa per rendere felice la luna e  le rimandò il razzo indietro con un biglietto d’invito a ricambiare la visita.

E da allora, ogni mese, la luna di Sempre scompare per qualche giorno dal cielo e se ne va in vacanza, gradita ospite della piccola volpe e della sua allegra famigliola.”

Un coro di “OHH” commenta il finale e il gruppo di amici, prima di sciogliersi, rivolge un ultimo sguardo alla luna.